Ed. Rag.

Molti scrittori sono morti giovani dopo aver scritto il loro capolavoro. Io ho questo blog, ma in compenso sto benone.

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No, non sono io. Ma condivido la sua ansia per l'assenza di un melone da abbracciare.

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"Per tutta la vita siamo messi di fronte a decisioni angosciose, a scelte morali. Alcune di esse, importantissime. La maggior parte, meno importanti. E noi siamo determinati dalle scelte che abbiamo fatto. Siamo, in effetti, la somma totale delle nostre scelte. Gli avvenimenti si snodano così imprevedibilmente, così ingiustamente. La felicità umana non sembra fosse inclusa nel disegno della creazione. Siamo solo noi, con la nostra capacità di amare, che diamo significato all'universo indifferente. Eppure, la maggior parte degli esseri umani sembrano avere la forza di insistere, e perfino trovare gioia nelle cose semplici: nel loro lavoro, nella loro famiglia, e nella speranza che le generazioni future possano capire di più."

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Avvertenze

Questo è uno spazio virtuale in cui pubblico ciò che mi pare nel modo e nei tempi che preferisco. Per questo motivo, e per il fatto che non ho stagisti, il sito non è una testata giornalistica (ex L.62 7/3/2001).

Nel commentare qualsiasi intervento chiedo gentilmente di evitare il turpiloquio e la pubblicità. Grazzie.

martedì, 13 maggio 2008
Se ritornare è specchiarsi, conviene talvolta non muoversi affatto. Specie se si hanno i capelli come li ho io questa sera.

Tra le cose più irrilevanti che si possano compiere con cinquanta centesimi c'è quella di pesarsi in farmacia, soprattutto in inverno. Questo però non vale nel caso di un nudista, sebbene questi abbia palesi difficoltà a conservare in tasca, o altrove, gli spicci.

La percezione che gli altri hanno di me è fondamentalmente un capriccio semiotico, e il linguaggio con cui questa viene esposta è l'esercizio di stile che si muove dalla notazione tautologica: egli è così ma non diciamoglielo perché è strambo.

Le zucchine sono l'equivalente gastronomico dei fotoni nella meccanica quantistica: se stimolate con carne e verdure appaiono all'osservatore disgustose e repellenti; se sollecitate con spaghetti e pancetta risultano golose e desiderabili.

Gregory House e Sherlock Holmes sono la medesima persona. Inoltre entrambi lasciano intuire che per risolvere le questioni umane sono necessari la misoginia e un pezzo di legno da tenere in mano.
Scritto alle ore 03:45 | permalink e commenti (5)
martedì, 29 aprile 2008
Se si deve essere tristi per il presente, tanto vale esserlo per il passato. E il modo migliore per mettere in pratica questa massima è prendere le forbici e aprire lo scatolone che da mesi si trova di fianco alla scrivania. Quando completai il trasloco, questo fu l'unico che non volli aprire. Sapevo che conteneva gli oggetti del famoso cassetto cui ognuno ricorre per nascondere le proprie pudenda morali. Adesso è il momento di calarsi braghe e maschera.

Molti quaderni riempiti, tanti fogli sfusi, un mazzo di chiavi per una casa che usavo per i miei porci comodi, un paio di mutandine di un sedere che adesso non potrebbe più esservi contenuto, una videocassetta porno dal titolo ridicolo, sei lettere scritte da altrettante ragazze che mi imputano gli stessi difetti, un biglietto di un concerto, un piffero di legno, ritagli di giornali su Kubrick che muore, su Perec che pubblica un romanzo senza la e, su Nannini che gioca a calcio. Quattro albi di fotografie, un appunto con due epigrammi, e un'immagine disattesa che mi ha turbato.

Su una fotocopia stropicciata ho poi ritrovato l'enigma che secondo la leggenda causò la morte di Omero. Il poeta stava in riva al mare ad ascoltare il rumore delle onde quando un gruppo di giovani che tornava dalla pesca lo salutò. Dunque chiese loro che cosa avessero preso e quelli risposero così: quanto abbiamo preso l'abbiamo lasciato, quanto non abbiamo preso lo portiamo. Omero non capì, trascorse giorni a interpretarlo invano, infine morì disperato. La risposta era pidocchi. La cultura gabbata dai parassiti. Tristezza passata, tristezza presente.
Scritto alle ore 03:18 | permalink e commenti (9)
giovedì, 24 aprile 2008
Due uova sufficientemente surriscaldate in un pentolino tenuto irragionevolmente sul gas per un tempo superiore a tre ore sprigionano una quantità di energia pari a mezza giornata trascorsa a pulire pareti, soffitto, pavimento, cappa, frigorifero, credenza, lavabo, finestre.
Scritto alle ore 18:17 | permalink e commenti (2)
sabato, 12 aprile 2008
Quando leggo notizie come quella del caffè estratto dallo sterco di uno scoiattolo, non penso a chi sarebbe così folle da acquistarlo per 50 sterline ma a colui che per primo ne ha sperimentato la delizia. In realtà commentare un'idiozia del genere è un modo per non pensare a lunedì pomeriggio, quando potrò vivere di persona o una beffa colossale o una soddisfazione attesa da oltre un decennio. Nel frattempo, come detto, vivo di amenità e compilo test sul mio carattere. Da una serie di questi, mi riferisco quelli che rispondono al quesito del se tu fossi, risulto essere un incrocio fra una banana, Heidegger, e l'uomo ragno. Ciò giustificherebbe un paio di cose, tra cui il desiderio dei baffi e il mio nuovo pigiama rosso e blu. Chiudo queste inutili righe con una nota di mistero: ieri notte, sulla scrivania esattamente sotto la lampada, c'era il cadavere di un insetto volante di medie dimensioni. Ora è scomparso.
Scritto alle ore 04:21 | permalink e commenti (4)
venerdì, 04 aprile 2008
Sì, decisamente. La domanda del mese è dove vada a finire il bianco quando la neve si scioglie.

Oggi è stata una giornata immota, prologo di cinque giorni movimentatissimi che passerò in giro per la penisola. Nella notte ho sognato di parlare a Giuliano Ferrara. E' la terza volta in poche settimane. La sua visione della società mi convince e la condivido, ma mi ostino a esporgli che vietare la pillola ru486 non è il rimedio. Tutto inutile, non si dà per vinto.

Nel pomeriggio, seduto con le braccia incrociate dietro la nuca, ho ripetuto un paio di volte la frase "non mi sembra una buona idea", ben prima che l'azione stessa che intendevo sconsigliare si sviluppasse in una querela da prima pagina.

Alla sera, in una stazione della metropolitana, sono stato fermato da una testimone di Geova ecuadoregna. So la sua nazionalità perché la stessa persona l'avevo davanti in un recente viaggio in treno a Perugia, laddove finsi di leggere per due ore evitando ogni forma di dialogo. Ma stavolta non avevo scampo, tanto più che mi ha riconosciuto al volo - avevo in mano lo stesso libro ma in edizione diversa. In attesa di una metropolitana che non arrivava mai, ha chiesto della mia fede e di ciò che penso della religione. Lì ho capito definitivamente l'importanza dello spioncino.

Infine adesso, a notte fonda e davanti a un biscotto morsicato, abbandono ogni pudore e annuncio la mia passione malinconica per i meloni.
Scritto alle ore 02:51 | permalink e commenti (12)
venerdì, 28 marzo 2008
Storia a gettone. Basta inserire un commento ipotizzando gli sviluppi della situazione di base: un fiume, un uomo dal passato criminale, una coincidenza inopportuna. Scegliete e create.

Un pescatore di mezza età, irascibile e con una condanna per omicidio scontata in carcere, siede sulla riva di un fiume in attesa che abbocchi un pesce. Passano una, due ore, ma il filo alla cui estremità è posto l'amo rimane immobile assecondando appena la corrente. Il pescatore odia essere lì perché considera l'attività una perdita di tempo; ma sia il suo avvocato che il suo medico gli hanno consigliato la pesca affinché rassereni il suo carattere brusco e istintivo, che fu alla base dell'assassinio commesso in gioventù. Egli ricorda però anche un detto cinese, quello che invita a sedere sulla sponda del fiume in attesa che passi il cadavere del nemico; questo motto gli torna in mente vedendo un corpo adagiarsi a pochi passi da sé. Lascia la canna, si avvicina e, girando il busto del disgraziato, riconosce in esso i tratti dell'uomo che lo aveva fatto arrestare anni addietro. Che fare?
Scritto alle ore 02:24 | permalink e commenti (12)
laboratorio
martedì, 18 marzo 2008
Ho conosciuto un australiano di Alice Springs. Si chiama Bellini. Dopo l'otto settembre suo padre aveva visto gli americani gettare gli spiccioli nel porto di Napoli e i suoi amici tuffarsi per prenderli. Partì qualche anno dopo per Sidney e non tornò più indietro; lì trovò un lavoro e una moglie spagnola, che diede a suo figlio il nome Juan per ricordare le sue doppie origini nel documento di identità.

Juan Bellini scrive in italiano meglio di come lo parli; suo padre aveva una libreria ricca di testi classici: Manzoni, Calvino, Pirandello, e anche Foscolo. Argomentando su cose che non esistono, mi ha detto "vero è ben, Pindemonte". Si è laureato in antropologia e ha iniziato a studiare le tradizioni degli aborigeni, dei quali divenne amico. A lui narravano cose che agli altri colleghi tacevano, perché lui, Bellini, parlava poco e ascoltava molto. Un giorno però venne nel villaggio uno studioso inglese anch'egli interessato ai miti dei primordi. Gli carpì i segreti di cui era stato informato e li pubblicò.

Mi disse che lasciò la sua terra disgustato per venire a stare in Italia. A Firenze, in fila per entrare a un museo, capitò per caso accanto a una turista catalana. Risalirono il continente fino a Parigi e lì si sposarono. In Spagna conobbe i genitori di lei e stette a casa con loro il tempo necessario per pianificare la fuga in Australia. La moglie era tornata in Europa, forse a nuoto; l'unica spagnola della sua vita rimane la madre. Quando lo incontrai a Mamallapuram stava studiando le analogie fra i bassorilievi induisti e il racconto aborigeno della creazione. Aveva ripreso a insegnare per l'università di Adelaide.

Mi scrive che in settimana partirà per il Nepal e proverà a passare in Tibet.
Scritto alle ore 02:52 | permalink e commenti (7)